
Era una sera di dicembre 1977.
Avevo 22 anni. Ero studente al 2° anno di Medicina e Chirurgia dell’Università di Brescia.
In quel periodo frequentavo il Corso di pittura serale dell’AAB (Associazione Artisti Bresciani) in Via Gramsci a Brescia.
Quella sera entrai in un Bar di Remedello Sopra, mio comune di residenza.
Notai alle pareti 2 grandi quadri che raffiguravano 2 anziani dipinti in modo oleografico.
Mi avvicinai, li osservai con attenzione, cercai la firma ben evidente alla base degli stessi e lessi “A.Goldani”.
M’incuriosii, quindi chiesi al gestore del bar chi fosse l’Autore in oggetto. E Lui, con indifferenza, mi disse che erano quadri acquistati da un suo cliente dalla vedova di un certo Goldani, quel Tale, un pò strano, morto due mesi prima e che aveva vissuto a Remedello per numerosi anni.
Preso da un moto di curiosità incontenibile, decisi di recarmi presso la casa della vedova, signora Dionisia, il pomeriggio del sabato susseguente.
Entrai nel cortile della casa di Via Paitoni: una vecchia casa colonica al centro del Paese, bussai alla porta della signora Dionisia. Mi presentai esprimendo il desiderio di poter visionare le opere di suo marito.
La signora, senza alcun’esitazione, mi mostrò le opere appese in cucina ma… mi resi subito conto che qualcosa non tornava!
Al Bar avevo visto opere completamente diverse da quelle appese alla parete della cucina!La cosa si fece a questo punto più intrigante. La vedova iniziò, dopo qualche reticenza, a spiegare che il marito non aveva mai venduto le sue opere “vere” ma, per raggranellare qualche soldo, acquistava lui stesso delle opere altrui da qualche mercante di quadri e, in seguito, dopo aver falsificato le firme con la pittura ad olio, li rivendeva come Opere sue.
A questo punto, viste la particolarità e la complessità simbolica delle opere esposte in cucina, espressi il desiderio di visitare lo studio dove il marito lavorava e produceva.
La vedova mi rammentò che, dopo la morte del marito, avvenuta il 30 ottobre 1977, non aveva più messo piede nella sua stanza di lavoro!
Salimmo una stretta e buia scala di legno che portava al piano superiore dove, dopo aver girato su un ballatoio di legno ci si trovò dinanzi alla porta di una stanza, chiusa con il lucchetto. Mentre la signora Dionisia, con fatica ed emozione, cercava di trovare la chiave del lucchetto, io mi guardai attorno ad osservare le povere cose del pianerottolo ma…guardando meglio, intravidi una composizione “strana” sul muro di fronte alla scala. Un cappio di corda lungo circa 15 cm inchiodato al muro tramite una fascetta bianca sulla quale stava scritta una firma: ”Goldani”.
Chiesi lumi alla vedova la quale sembrava non essersi mai resa conto di questa “Presenza” ed espresse tutta la sua meraviglia e il suo stupore!
Sempre più incuriosito entrai finalmente in questa stanza di lavoro.
Rimasi esterrefatto!Cercai di riprendermi e di cogliere tutto ciò che era possibile carpire con gli occhi e con i sensi.
Quadri ovunque!Alle pareti, appoggiati in terra, su un tavolo centrale, appesi alle travi del soffitto.
Sul tavolo inoltre erano appoggiate opere iniziate e mai terminate, tubi di colore a tempera, ad olio, pastelli a cera, gessetti.
Sotto il tavolo una quantità enorme di ritagli di giornale a contenuto artistico: vita e opere di numerosi artisti, critiche su varie mostre sia nazionali che bresciane.
Nella stanza inoltre si trovavano 2 cassapanche chiuse…le aprii….rimasi senza parole!!
Erano ricolme di centinaia e centinaia di opere di piccole e medie dimensioni dipinte su materiale semplice e curioso: fondi cartonati di torte, cartoni ritagliati di scatole di lumini, di detersivi, biglietti augurali!!
Osservai sempre più incuriosito ed emozionato il contenuto di queste opere intuendone perfettamente la terribile angoscia esistenziale di quest’uomo che dipinse da solo in questa stanza per più di 20 anni.
Mi fermai e mi chiesi quale diritto avessi io ad entrare così in intimità con un uomo assolutamente sconosciuto del quale ho conosciuto la moglie qualche minuto prima. Inoltre mi resi conto della mancanza di consapevolezza del grave disagio psichico e dei conflitti intrapsichici da parte della moglie. Presi tempo!
Il pomeriggio invernale era freddo, umido, la luce fioca dell’unica lampadina della stanza non era più sufficiente per illuminare la stanza. Ero a disagio: non riuscivo a capire fin dove era il freddo esterno e fin dove era il freddo interno nell’avere avuto un così stretto contatto psichico con i drammi di quest’uomo che si firmava “A.Goldani” o “Gol-Dani” o “Roso”.
Saluto la signora Dionisia con l’accordo che sarei ritornato per rivedere queste opere un altro giorno, con la luce e quando vi sarebbe stato il sole.
Stordito da quest’esperienza rientrai nella mia casa riscaldata!
Questo è stato il mio approccio all’opera di Agostino Goldani.
Molti anni sono trascorsi da quell’emozionante esperienza e molta acqua è passata sotto i ponti, ma, ogni volta che torno con la mente a quell’esperienza, è come se la rivivessi con la stessa intensità.
Cosa successe successivamente?
Sono andato più volte da quella vedova e ho approfondito sempre più dettagli della vita di quell’uomo cogliendo con sempre più lucida evidenza i gravi motivi di conflitto intrapsichici di Agostino e ciò mi ha fatto sempre più apprezzare la sua grande capacità e fantasia nell’esprimere le sue diverse emozioni utilizzando le tecniche pittoriche più diverse su un materiale semplice e di facile reperibilità. Un uomo che ha espresso tramite i colori e i pennelli i suoi conflitti, le sue angosce, i momenti d’arrabbiatura con se stesso e il mondo, ma anche i pochi attimi di serenità che gli dava la vicinanza di un bambino di pochi anni, Sandrino, figlio dei vicini di casa.
Un uomo che aveva la consapevolezza di esprimere tramite la pittura le sue esperienze emotive conflittuali e, spesso, angoscianti. Ciò lo portava ad essere estremamente geloso di ciò che produceva tanto da non proporre la visione di tali opere a nessuno se non a pochi intimi.
Successivamente ho portato a conoscenza di questo ritrovamento i pittori-docenti della Scuola AAB (Gallizioli, Bergomi; Tinelli) che, visionate alcune opere, coinvolsero la gallerista d’arte Chiara Fasser grazie al cui interessamento fu organizzata una prima mostra postuma di A.Goldani presso la Galleria dell’Incisione di Brescia nell’ottobre 1979. In quell’occasione fu pubblicata una piccola monografia edita dalla stessa Galleria con un contributo critico del prof.Giuseppe Tonna.Sui giornali di Brescia comparsero delle critiche molto interessanti rilevando l’unicità della produzione del Goldani fuori da tutti gli schemi artistici e con riferimenti a produzioni di artisti i più diversi quali: Dubuffet, VanGogh, Chagall,Munch,Carrà,Sironi,Schiele,Grosz fino ad Ensor, Bruegel, Bosch.(vedi Elvira Cassa Salvi e Guido Stella). Artisti che hanno avuto come denominatore comune la ricerca del significato esistenziale della vita e dei grandi Perché della vita, espressi in forme artistiche le più diverse inserendosi in movimenti di ricerca artistica contingenti alla loro epoca e alle loro ricerche assolutamente Personali.
Sembra che il Nostro abbia voluto riprendere questi grandi temi, anche perché vissuti nella sua esistenza, rielaborandoli in modo del tutto personale utilizzando tecniche pittoriche diverse e raggiungendo, talvolta, dei livelli veramente espressivi e d’alta qualità artistica.
Sono seguite altre mostre: nel 1981 a Mantova presso la galleria “La Torre” e nel 1993 ancora presso la Galleria dell’Incisione.
Nel giugno 1997, grazie alla critica d’arte Alessandra Ottieri, A Goldani è stato inserito nel gruppo di 12 artisti outsider presentato nell’importante Mostra “ARTE NECESSARIA” organizzata dal Comune di Palermo e dalla Fondazione Mazzotta di Milano presso i cantieri culturali della Zisa. In quest’occasione è stato pubblicato un catalogo molto interessante edito da Mazzotta ed è stata scelto un quadro di Goldani, “L’URLO”, per il manifesto pubblicitario e come Logo della medesima Mostra.
Nel febbraio 1999, grazie all’interessamento dell’arte-terapeuta Silvana Crescini, è stata inaugurata una sua mostra personale a Bruxelles presso la Galleria Art en Marge gestita da Francoise Henrion da oltre 16 anni impegnata in un’operazione culturale artistica di grande rilievo. Vale a dire la valorizzazione delle varie espressioni dell’ART BRUT o arte spontanea di persone senza cultura accademica ma che in ogni caso esprimono capacità espressive utilizzando strumenti plastico-pittorici.
Parallelamente all’interessamento del Goldani Pittore, io ho approfondito l’aspetto psico-patologico del Goldani Uomo e Paziente, ripercorrendo le tappe della sua malattia e dei suoi conflitti intrapsichici, prendendo visione della cartella clinica del suo unico ricovero presso l’OPP di Brescia avvenuto alcuni mesi prima del suo decesso e redatta in data 1/9/77. Di questo Paziente ho discusso, allora come studente Universitario, con Medici Psichiatri della Clinica Psichiatrica dell’Università di Brescia, svolgendo un’analisi di tipo psicobiografico rimarcando il significato psicoanalitico del mezzo grafico-espressivo. In particolare sono stati studiati i significati simbolici della modalità espressiva del Pittore alla luce degli eventi più importanti della sua vita; dati raccolti dalla vedova, dai famigliari più stretti e dai pochi conoscenti.
Non è stato possibile utilizzare un criterio cronologico nello studio delle opere perché Goldani non ha mai scritto le date di produzioni salvo rare eccezioni.
Da questo studio ho, quindi redatto la mia tesi di laurea dal tema: ”ESPRESSIONE GRAFICO-PITTORICA CON RIFERIMENTO AD UN CASO CLINICO”, discussa il 9/11/1982 presso l’Università di Milano.
In seguito ho presentato questo caso al convegno: ”CHE COS’E’ L’ARTE TERAPIA?” al Castello di Rivoli (Torino) con una comunicazione dal tema: ”IL CASO DI ROSO: RILIEVI CLINICI E PSICOPATOLOGIGI ATTRAVERSO LA OSSERVAZIONE DELL’ESPRESSIONE GRAFICO-PITTORICA” pubblicata negli Atti editi nell’ottobre 1985 da AISCNV- ADEG Torino.
